Senza la persona che ha deliberato la tua morte dal momento in cui ha procurato a se stessa la sua, laddove l’hai lasciato, nel posto in cui egli si è liberato, lì le siepi del dolore adesso crescono senza spine.
ieri ero al forte prenestino, dove e' inutile ricordare quanti neuroni c'ho lasciato in passato. ero con luca diego e dada, la fidanzata di mio fratello. il posto magico come sempre, c'era chi diceva: forse sara' l'ultimo anno. ma cio' non e' possibile, oltre vent'anni di occupazione non se vanno a farsi benedire cosi', come se niente fosse.
comunque, il mio pupetto, allippiato quanto me dal reggae, mi ha portata a esplorare il boschetto sopra alla piazza d'armi e cosa ci troviamo? un minisound d'n'b in tutto stile. non fa a tempo a risalirmi una minipezza che ripescava rimembranze da trascorsa zia techno che diegolino, naturalmente, decide di mollare le tende per andare a esplorare altri siti. in fondo, meno male! la voglia di scheggette colorate sta sempre dietro l'angolo.
sono il mio tempo. sono quello che mi e' successo. sono quello che mi hanno fatto, nel bene e nel male. sono quello che ho fatto, nel bene e nel male. sono il mio viso. la mia faccia e' il mio tempo. nel bene e nel male, nella mia faccia e' contenuta la mia vita.